Minestre
La Minestra: Un Piatto ricco e Popolare
Le Erbe nella Minestra ; Le Minestre di Verdure; Il Brodo
Minestra: una parola modesta, che sa di cucina e di ambiente familiare. E sa di autunno,
di inverno, di finestre chiuse, appannate dal vapore, freddo fuori.
È strano, ma anche se le minestre si mangiano pure in estate e si offrono nelle cene
eleganti, la loro evocazione ci porta sempre ai ricordi dell’infanzia e alla nonna che, di
fronte al nostro nasino arricciato e un po’ schifiltoso, soleva commentare che «la mi-
nestra è la biada dell’uomo ». Ma quando si è piccini tante cose non si capiscono e l’organismo, così « nuovo », non sente il bisogno di pastine, brodini, passatini di verdura.
La minestra è un piatto universale e popolare: basta guardarsi attorno, spulciare tra le varie cucine regionali o nazionali e si troverà che ogni paese ha la «sua» minestra e che in
questa minestra si può leggere la storia di quel paese.
Prendiamo due esempi, due paesi diversi: la Spagna e l’Unione Sovietica.
La Spagna è un paese ricco di colori, favorito dal clima, ancora legato alle tradizioni del mondo arabo. Così la sua minestra, il «gazpacho», è un piatto che va servito ghiacciato (prima di portarlo in tavola si aggiungono addirittura dei cubetti di ghiaccio) ed è costituito da verdure saporitissime e piccanti come il cetriolo, i peperoni, l’aglio e inoltre i pomodori. Dunque, una minestra da paese caldo, con verdure « estive ».
Sull’altro fronte, su quello russo, troviamo il « bortsch », la tipica minestra contadina che
va servita molto calda, a base di brodo di pollo e di carne, nel quale galleggiano le barbaietole, il cavolo e la carne, e che è resa squisita dall’aggiunta di una bella cucchiaiata di panna acida.
Leggendo tra le righe di queste ricette non è forse vero che si trova un po’ la storia di
quei paesi? E la stessa cosa ci capita se esaminiamo con attenzione la « tisdagssoppa », la « zuppa del martedì » svedese, o il « pot-au-feu » francese o la « brabançonne» del Belgio, a base degli immancabilì cavoletti di Bruxelles.
Diceva uno scrittore famoso che la minestra ci parla della civiltà di un popolo. Forse i tempi sono cambiati, la cucina si è internazionalizzata, è quasi nato un « MEC » gastro-
nomico che ha livellato le diverse cucine, rendendo difficile l’identificazione della civiltà:
ciò non significa però che la minestra non sia un piatto sul quale si misura l’abilità culinaria della cuoca, che ha le proprie minestre, con quel certo saporino che le rende diverse
da quelle fatte dalle altre.
La Minestra: Un Piatto ricco e Popolare
Le Erbe nella Minestra ; Le Minestre di Verdure; Il Brodo
Minestra: una parola modesta, che sa di cucina e di ambiente familiare. E sa di autunno,
di inverno, di finestre chiuse, appannate dal vapore, freddo fuori.
È strano, ma anche se le minestre si mangiano pure in estate e si offrono nelle cene
eleganti, la loro evocazione ci porta sempre ai ricordi dell’infanzia e alla nonna che, di
fronte al nostro nasino arricciato e un po’ schifiltoso, soleva commentare che «la mi-
nestra è la biada dell’uomo ». Ma quando si è piccini tante cose non si capiscono e l’organismo, così « nuovo », non sente il bisogno di pastine, brodini, passatini di verdura.
La minestra è un piatto universale e popolare: basta guardarsi attorno, spulciare tra le varie cucine regionali o nazionali e si troverà che ogni paese ha la «sua» minestra e che in
questa minestra si può leggere la storia di quel paese.
Prendiamo due esempi, due paesi diversi: la Spagna e l’Unione Sovietica.
La Spagna è un paese ricco di colori, favorito dal clima, ancora legato alle tradizioni del mondo arabo. Così la sua minestra, il «gazpacho», è un piatto che va servito ghiacciato (prima di portarlo in tavola si aggiungono addirittura dei cubetti di ghiaccio) ed è costituito da verdure saporitissime e piccanti come il cetriolo, i peperoni, l’aglio e inoltre i pomodori. Dunque, una minestra da paese caldo, con verdure « estive ».
Sull’altro fronte, su quello russo, troviamo il « bortsch », la tipica minestra contadina che
va servita molto calda, a base di brodo di pollo e di carne, nel quale galleggiano le barbaietole, il cavolo e la carne, e che è resa squisita dall’aggiunta di una bella cucchiaiata di panna acida.
Leggendo tra le righe di queste ricette non è forse vero che si trova un po’ la storia di
quei paesi? E la stessa cosa ci capita se esaminiamo con attenzione la « tisdagssoppa », la « zuppa del martedì » svedese, o il « pot-au-feu » francese o la « brabançonne» del Belgio, a base degli immancabilì cavoletti di Bruxelles.
Diceva uno scrittore famoso che la minestra ci parla della civiltà di un popolo. Forse i tempi sono cambiati, la cucina si è internazionalizzata, è quasi nato un « MEC » gastro-
nomico che ha livellato le diverse cucine, rendendo difficile l’identificazione della civiltà:
ciò non significa però che la minestra non sia un piatto sul quale si misura l’abilità culinaria della cuoca, che ha le proprie minestre, con quel certo saporino che le rende diverse
da quelle fatte dalle altre.



