Sentenza pro-pirateria della Corte europea di giustizia: i giudici nazionali non possono imporre alle società che forniscono accesso ad internet di applicare ingiunzioni per prevenire il download di contenuti illegali
I giudici non possono imporre alle società che forniscono accesso ad internet di applicare filtri per prevenire il download di contenuti illegali. Con questa sentenza la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata su un caso belga che avrà riflessi in tutta Europa, Italia compresa.
E nel nostro Paese i commenti sono divisi a metà tra ”sentenza storica” e ”mantenimento della legalità su Internet”. La sentenza della Corte Ue arriva alla fine di una controversia tra Scarlet, un fornitore di accesso a Internet, e la Sabam, la Siae belga. Quest’ultima, nel 2004, ha scoperto che alcuni utenti che si avvalevano dei servizi della Scarlet scaricavano dal web senza autorizzazione e senza pagarne i diritti opere contenute nel suo catalogo utilizzando il peer-to-peer. Su istanza della Sabam il Tribunale di Bruxelles ha ordinato alla Scarlet di far cessare tali violazioni del copyright. La Scarlet ha fatto appello alla Corte di secondo grado che a sua volta ha chiesto l’intervento della Corte di giustizia Ue. E oggi la Corte di Giustizia Ue si è espressa: obbligare i provider a ‘filtrare’ i contenuti – dice in pratica la sentenza – contrasta con il divieto presente nel diritto europeo di imporre una sorveglianza sulle comunicazioni che transitano sulla sua rete. In particolare, l’imposizione di un filtro ad un provider sarebbe incompatibile con la direttiva sul commercio elettronico e con i diritti fondamentali.
”Oltre a ledere i diritti fondamentali degli utenti e delle imprese, il filtraggio non ha alcuna possibilità di successo nella tutela della proprietà intellettuale che va invece difesa mettendo i contenuti a disposizione del pubblico ad un prezzo equo e non discriminatorio”, spiega Paolo Nuti presidente dell’Aiip che auspica inoltre che questo pronunciamento fermi ”l’iter dei progetti di legge tesi a legittimare, in contrasto con la legislazione comunitaria, tale insensata ed incostituzionale deriva”. Agorà digitale parla di ”sentenza storica”, mentre Gentiloni e Vita del Pd dicono che il pronunciamento Ue ”fa finalmente chiarezza su un tema delicato e controverso” ed e’ ”augurabile che anche in Italia se ne prenda atto”.
”Speriamo – osserva Andrea Monti, esperto di diritto della rete – che questa sentenza metta la parola fine ad una barbarie giuridica e stronchi ogni tentativo dell’Agcom di emanare la famigerata delibera sulla tutela del copyright che vuole imporre il modello francese, un ente che decide se tagliare o no il collegamento alla rete degli utenti, che in modo illegittimo vuole sottrarre alla magistratura il compito di decidere cosa è illegale e cosa no”. La pensa diversamente Confindustria Cultura. ”La sentenza conferma in maniera chiarissima – dice il presidente Marco Polillo – che ai fini del contrasto della pirateria online l’Autorità Giudiziaria e gli Organi amministrativi di vigilanza, dopo aver accertato gli illeciti, possono ordinare provvedimenti di inibizione all’accesso attraverso il coinvolgimento degli intermediari. Questa decisione – conclude – dovrebbe confortare anche l’Agcom che ha intrapreso la giusta strada dei provvedimenti interdittivi solo dopo l’adeguato confronto e l’accertamento degli illeciti”.
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