Dopo essere stato a teatro un gruppo dell’alta borghesia si riunisce per cenare e passare la serata insieme, intanto la servitù si affretta inspiegabilmente ad abbandonare la casa.
Le ore passano, si fa tardi, ma nessuno riesce più a varcare la soglia del salone in cui si trovano per andarsene. Una forza misteriosa li bloccherà per giorni.
Ecco l’apocalisse di Buñuel, il suo angelo sterminatore cade sulla borghesia e i prigionieri del salotto pian piano sono costretti a togliersi i vestiti, gettare la maschera e svelarsi per quello che sono. Bruciano gli oggetti che li caratterizzano, la mobilia d’antiquariato, i quadri, ma ad essere intaccato non è solo il lato materiale, anche il presunto nobile spirito sfuma in fretta.
Le convenzioni sociali che contraddistinguono il ceto borghese si sfaldano fino a riportarlo al livello delle bestie; ma allora tutta quell’aura era solo apparenza frivola, un qualcosa che può addirittura essere smascherato dentro un’unica grande stanza.
Nella bizzarra situazione un oggetto riveste un’importanza centrale: l’armadio diviso in tre ante che raffigurano immagini sacre. Nella loro permanenza forzata ogni scompartimento avrà un utilizzo dissacrante rispetto a quello per cui era stato concepito.
Nel frattempo qualcosa accade anche fuori dalla villa dove le autorità vorrebbero entrare ma non ci riescono. Nonostante il loro atteggiamento e la presunzione di essere i detentori del potere, non riescono a far nulla perché è la borghesia a dettare legge; non gli rimane che aspettare.
A sbloccare la situazione è la valchiria, la vergine, che con fatti e parole ricrea la fiducia necessaria per varcare la soglia. La borghesia può ricomporsi, torna alla condizione iniziale e finalmente la maledizione cessa. Ma non è finita.
Se fossero usciti da quello stato surreale avevano promesso di celebrare una cerimonia. Detto, fatto: nemmeno dalla chiesa riusciranno ad uscire.
Insomma anche la chiesa, a pari della borghesia, diventa un elemento che merita d’essere “epurato”.
Buñuel decostruisce le situazioni e la morale, eliminandone la scorza superficiale e mettendo in dubbio l’ordine precostituito. Tutte le domande che ci si pone guardando il film nei suoi eventi stranianti, sono domande che portano ad interrogarsi sulla condizione reale e su quella costruita di esseri umani.
L’angelo sterminatore – Regia di Luis Buñuel
Con Silvia Pinal, Enrique Rambal, Jacqueline Andere, José Baviera, Augusto Benedico, Claudio Brook, Antonio Bravo, César del Campo, Rosa Elena Durgel, Lucy Gallardo, Enrique García Álvarez, Ofelia Guilmáin, Nadia Haro Oliva, Tito Junco, Xavier Loya, Patricia de Morelos
Drammatico, Messico, 1962
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