Skip to content
342
 

I vecchi media si sono accorti dei nuovi media

I vecchi media si sono accorti dei nuovi media
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)

Ora finalmente si può dire: tutti. Ma sulle loro pagine gli strani fenomeni mediatici continuano. Di certo qualcosa è cambiato, in modo sostanziale. Basta tornare con la memoria a fine 2009. A quello straordinario misto di spontaneità, mistero, complotto e partecipazione che fu la nascita del Popolo Viola. Un movimento complesso, acefalo, rappresentato dall’effige di un precario senza nome e identità (oggi scomparso nel nulla) che gli old media sono stati largamente incapaci di comprendere, apprezzare, valutare. Anche solo di riconoscere, per lunghi mesi.

Così, mentre alcuni giornali trasformavano una richiesta di dimissioni per Silvio Berlusconi nella panacea di tutti i mali, una pagina Facebook nell’immagine dell’«Italia migliore», altri commettevano l’altrettanto imperdonabile errore di non comprendere che dietro i soliti luoghi comuni cartacei, il «tam tam» (parola odiosa) e il «popolo del web», c’erano centinaia di migliaia di persone. Con la loro frustrazione, il loro desiderio di cambiamento, la loro rabbia più o meno creativa, più o meno gioiosa. Per accorgersene hanno dovuto aspettare di vederli materializzarsi uno a uno nelle piazze di tutta Italia, e oltre.

E soprattutto a Roma, quel 5 dicembre 2009 in cui perfino il più strabico dei giornalisti fu costretto a registrare sul proprio taccuino che la rete oltre ai bit è fatta di carne, persone, esperienze reali. Il fatto che la stampa amica del governo li dipinse come «amici di Spatuzza», il boss mafioso che scioglieva bambini nell’acido, è indicativo di quanto riuscita fosse la manifestazione, il No Berlusconi Day, che aveva fatto irrompere l’auto-organizzazione su Facebook sulla scena politica. Un luogo, Facebook, dove fino ad allora secondo alcune testate si annidavano solamente malattie, disfunzioni sociali, perfino pericolosi brigatisti digitali in fasce.

Oggi una simile disattenzione è impensabile. Purtroppo, tuttavia, non è bastato a far sostituire analisi grossolane e dettate dalla necessità di soddisfare il palato dei lettori con parole provenienti da chi concepisce la rete non come una vetrina o un mondo parallelo, ma come parte di sé. Perché, lo ha scritto con grande chiarezza Vittorio Zambardino: «o ‘sei’ la rete o ‘non sai usarla’». O anche: «la rete non è uno strumento e non è un luogo: è una cultura». Parole sante. Peccato che, evidentemente, sia merce rara. E così si è passati da ignorare (finché possibile) una pagina Facebook da oltre 300 mila persone che organizzava, giorno dopo giorno, una delle manifestazioni politiche più riuscite degli ultimi anni ad annotare, riportare ed esaltare qualunque sciocchezza avvenga sul web. Leggi tutto su Libertiamo

Possibly Related Posts:


Lascia un commento