In caso di crisi di governo il presidente della Puglia Nichi Vendola si è dichiarato favorevole a un esecutivo con lo stretto mandato del cambio della legge elettorale e di una regolamentazione del conflitto di interessi. Il Governatore Vendola lo ha spiegato in una intervista a «Il Manifesto» pubblicata ieri.
«Ma attenzione: non si può mettere dentro questo recinto il tema della crisi economica. L’uscita dalla crisi non è – ha spiegato un terreno di scelte neutre. Il “tremontismo” non è una terapia inevitabile, è una malattia che va combattuta. E il “tremontismo di sinistra” è la sua forma peggiore». Inoltre, alla sinistra radicale e all’Idv che fanno appelli per l’unità risponde: «Certo, serve che ci si rimetta insieme, ma che insieme si cerchi un’alleanza con il popolo largo».
Se siamo convinti che c’è un’Italia migliore «si può e si deve fare un discorso che parli alla maggioranza degli italiani. Dal lavoro subordinato al popolo delle partite Iva, illuse e turlupinate dal centrodestra. Ai protagonisti del Family day, oggi che la famiglia tradizionale vive la condizione di più radicale spoliazione di un capitale sociale fondamentale, il futuro. Non mi interessa picchettare il campo, delimitare i confini della coalizione». Stoccata, inoltre, nei confronti dell’ex segretario Pd Veltroni, che ha invocato un ritorno al partito a vocazione maggioritaria. «Il 2008 è stato una sconfitta drammatica, perché ha seppellito una breve e disastrosa esperienza di coalizione di centrosinistra con una grande presunzione illuministica: il mito dell’autosufficienza». Il 2008, scandisce Vendola, è «l’anno in cui il centrosinistra è stato sconfitto e la sinistra è stata esclusa dal parlamento».
Vendola tiene il punto anche sulla sua candidatura per la corsa alla premiership: «Organizziamo ora le primarie, subito» ha detto in un’intervista a «Repubblica». «Le primarie non vanno vissute come una mossa sulla scacchiera del politicismo, ma come l’apertura di un processo virtuoso, dobbiamo dire che c’è un’Italia migliore di questa», spiega. Sul ticket con Chiamparino, il leader di Sinistra ecologia e libertà spiega: «Chiamparino è un grande amministratore, la sua candidatura è un fatto positivo. Ma quando si attiva un processo democratico come questo, sai come si apre e non sai come si chiude. Vediamo cosa riusciamo a suscitare e cosa decide il popolo».
Quanto alle alleanze, caldeggiate da una parte del Pd, Vendola dice: «Penso sia sbagliato costruire delimitazioni ideologiche di quello che può essere il campo di una coalizione alternativa alle destre. Per me la priorità assoluta è la costruzione del cantiere e questo si fa attraverso le primarie». Ma il governatore della Puglia avvisa: «Se il filo con cui vengono cucite le alleanze è il trasformismo, esse vivranno di una precarietà di fondo». Quindi «non bisogna replicare una coalizione in forma di assemblaggio di grandi e piccoli cespugli, ognuno proteso all’autopromozione. Così è finito il governo Prodi, che pure era partito con una buona idea, quella fabbrica del programma che puntava a un’idea di futuro».
Altolà a Vendola sono arrivati da esponenti del Pd e dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro. «In un sistema bipolare si devono mettere insieme tre componenti: la coalizione, il programma e la leadership. Individuare il leader senza sapere con quale squadra deve giocare – dice Di Pietro – e per realizzare quale obiettivo a me pare un controsenso. Per questa ragione, nel ribadire l’impegno dell’Idv a partecipare alle primarie, chiediamo che da subito si proceda a individuare i partiti che vogliono far parte della coalizione e il programma. Dopodichè, solo allora, potremo decidere chi appoggiare e soprattutto sapere per fare che cosa».
Dai vertici Pd tengono duro sulla candidatura di Bersani: Filippo Penati, il capo segreteria del leader, se le elezioni anticipate ci saranno «credo che il Pd si debba presentare alla coalizione con un solo candidato premier, che è Bersani». Bene, quindi, le primarie, ma il candidato del Pd deve essere uno solo. «Non sarebbe opportuno presentarci con due candidati. Sarebbe un segno di divisione nel partito».
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