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L’innocenza scomparsa – Perché in gran parte del mondo la pubertà arriva sempre prima?

L’innocenza scomparsa – Perché in gran parte del mondo la pubertà arriva sempre prima?
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Nel dicembre del 2003 il giornale di Copenaghen MetroXpress pubblicò un articolo dedicato alle difficoltà del Sank Annæ gymnasium, la scuola di canto corale della capitale danese famosa in tutto il mondo. Per la prima volta dalla sua fondazione nel 1924, il coro della cappella reale non riusciva a trovare abbastanza ragazzi di 12 e 13 anni da mandare nel suo tour annuale negli Stati Uniti. Il viaggio avrebbe concluso la formazione musicale dei ragazzi, che erano stati selezionati quando avevano otto anni.
Il problema era semplice ma insormontabile: rispetto al passato, le voci dei ragazzi cambiavano prima. Il coro aveva bisogno di soprani, ma i soprani stavano diventando tenori, e invece di un lungo tour negli Stati Uniti dovettero accontentarsi di una visita lampo in Estonia con un coro di adulti.
La storia attirò l’attenzione del professor Niels Skakkebaek, che all’epoca dirigeva il dipartimento della crescita e della riproduzione all’ospedale universitario di Copenaghen. Per Skakkebaek era una grande occasione. La sua équipe di pediatri endocrinologi – specialisti in ghiandole e ormoni – aveva notato un aumento allarmante del numero di bambini con segni di pubertà precoce. La storia del coro coincideva con quello che i ricercatori stavano osservando, in particolare il notevole aumento del numero di bambine a cui cominciava a crescere il seno molto presto, in alcuni casi ad appena sei anni. I ricercatori volevano sapere se c’era un collegamento tra quello che vedevano in clinica e quello che stava succedendo nella scuola del coro.
Nel 1997 i ricercatori avevano cominciato a osservare un sensibile anticipo della pubertà negli Stati Uniti e ora si chiedevano se la tendenza si era estesa anche all’Europa.
Il dipartimento di Skakkebaek, fondato vent’anni fa, occupa gli ultimi due piani dell’ala ovest dell’ospedale universitario di Copenaghen. Rispetto al reparto pediatrico dall’altra parte del corridoio è un’oasi di tranquillità. I ricercatori in camice bianco vagano nel corridoio aprendo enormi congelatori per prelevare qualche provetta. In una sala per riunioni un gruppo di scienziati discute un nuovo studio sulla conta dello sperma maschile. Nella stanza di fronte, un bambino che partecipa a un progetto di ricerca è sdraiato su un lettino per un prelievo di sangue.
Skakkebaek, che oggi ha sessant’anni, ha lasciato il posto ad Anders Juul, un endocrinologo esuberante con una grande massa di capelli arrufati. “Pensavamo che la pubertà precoce fosse un problema americano, e avesse a che fare con lo stile di vita d’oltreoceano: gli ormoni usati per la produzione della carne, l’obesità, le persone che passano troppo tempo davanti alla tv o a internet. Abbiamo ripetuto gli studi che avevamo fatto nel 1991, e che non mostravano nessun cambiamento nell’età della pubertà, per vedere se il fenomeno si stava manifestando anche da noi”.
Negli ultimi duecento anni, in occidente l’inizio della pubertà si è spostato sempre più indietro. Nel coro di Lipsia diretto da J.S.Bach all’inizio del settecento l’età media della muta della voce, che caratterizza la pubertà maschile, era intorno ai 18 anni. Tra la metà dell’ottocento e la metà del novecento, l’età media per le prime mestruazioni delle ragazze, negli Stati Uniti e nell’Europa del nord, era scesa da 17 a meno di 14 anni. Mentre l’età media dei matrimoni aumentava, l’età della maturità sessuale diminuiva. Questa tendenza, che a prima vista può sembrare una contraddizione evolutiva, ha una logica: gli esseri umani si riproducono quando sono in buona salute. Con il miglioramento della nutrizione e dell’assistenza sanitaria, l’età della pubertà era scesa. Dal 1950 in poi si era stabilizzata. Nel 1950 un pediatra britannico, il dottor James Tanner, introdusse un sistema per individuare le cinque fasi della pubertà nei ragazzi e nelle ragazze.
Basandosi su vent’anni di ricerche in un istituto per l’infanzia nell’Hertfordshire, Tanner concluse che l’età media dello sviluppo del seno, di regola il primo segnale di pubertà per le bambine, era 11 anni e mezzo.
Tra i ragazzi, la pubertà, definita dall’aumento del volume testicolare, cominciava intorno agli 11 anni e due mesi. La scala di Tanner diventò un parametro di riferimento in tutto il mondo. Ma nel 1997 un gruppo di ricercatori americani pubblicò uno studio condotto su 17mila ragazze che mostrava uno scarto mprovviso nell’età della pubertà. L’autrice, la professoressa Marcia Herman-Giddens, riscontrava che l’età media della pubertà delle ragazze bianche era scesa a 9,7 anni. Tra le afroamericane la tendenza era ancora più marcata: le bambine raggiungevano la pubertà a otto anni. Alcune addirittura a sei, appena un anno dopo aver cominciato la scuola. I risultati erano controversi.
C’erano problemi metodologici: le bambine si erano rivolte a un ambulatorio medico, quindi non erano un campione rappresentativo; i ricercatori non le avevano valutate a fondo e si erano affidati all’evidenza visiva dello sviluppo del seno senza sottoporle a un esame fisico; molte bambine erano obese e probabilmente sembrava che stessero sviluppando il seno mentre in realtà erano semplicemente grasse. Ma nel 2002 un secondo studio diede risultati molto simili: il seno cominciava a svilupparsi uno o due anni prima rispetto all’età indicata da Tanner.
E se il seno si sviluppava prima, le bambine avrebbero inevitabilmente avuto in anticipo anche le prime mestruazioni. Secondo Herman-Giddens, negli Stati Uniti la scala di Tanner andava rivista. Queste scoperte sconvolsero il mondo dell’endocrinologia e diedero il via a una nuova ondata di ricerche. Così, quando
Skakkebaek lesse l’articolo di MetroXpress contattò la scuola di musica di Copenaghen. Con grande piacere lui e la sua équipe scoprirono che la scuola aveva scrupolosamente annotato l’altezza e il peso dei bambini, e che le voci erano state valutate ogni settimana per individuare eventuali falsetti. I genitori e i bambini accettarono che i dati fossero utilizzati per scopi scientifici e i risultati furono pubblicati nel 2006.
“Abbiamo scoperto che nell’arco di dieci anni le voci dei ragazzi cambiavano con circa quattro mesi di anticipo”, spiega Juul nel suo ufficio, circondato da pile pericolanti di documenti e riviste mediche. “E che più i ragazzi pesavano a otto anni, più la muta della voce era precoce”.
Un’altra dottoressa del dipartimento, Lise Aksglaede, ha cominciato a studiare l’età dello sviluppo del seno delle bambine danesi. Aksglaede ha un aspetto calmo che nasconde una grande tenacia: è riuscita a
convincere i genitori e gli insegnanti di quasi mille bambine ad aderire al suo progetto. I risultati, pubblicati nel maggio del 2009, sono i primi nel loro genere in Europa e mostrano che in quindici anni l’età dello sviluppo del seno in Danimarca è diminuita di un anno, dai 10,8 del 1991 ai 9,8 del 2006. E in media le prime mestruazioni appaiono tre mesi prima. “Sarebbe già stato signiicativo scoprire che in un arco di tempo così breve il menarca (il primo flusso mestruale) arriva con tre mesi di anticipo”, dice Aksglaede. “Ma il fatto che il seno cominci a svilupparsi un anno prima è un cambiamento notevole. Sta succedendo qualcosa a tutta la popolazione.
Tra quindici anni le ragazze avranno il seno due anni prima? È un fenomeno molto allarmante, perché non sappiamo a cosa è dovuto”.
Nel gennaio del 2010 il dipartimento ha pubblicato un altro studio sui ragazzi danesi. Mostrava che l’età della pubertà era scesa di tre mesi e mezzo in quindici anni, confermando i risultati della ricerca sui ragazzi del coro. In Cina, uno studio dell’anno scorso riporta l’età media più bassa mai registrata per lo sviluppo del seno, 9,2 anni. Alcuni studi olandesi e italiani hanno fatto eco alle scoperte degli studiosi danesi sui maschi.
Convivere con il testosterone
Il termine pubertà viene dal latino pubertate, che signiica età della maturazione. In passato la pubertà (il processo della maturazione sessuale) e l’adolescenza (il processo dello sviluppo psicologico) coincidevano.
Oggi non è più così: il divario tra maturità fisica e psicologica non è mai stato così grande.
Il dottor Richard Stanhope, un famoso pediatra endocrinologo britannico che ha lavorato per ventiquattro anni al Great Ormond street hospital for children, ritiene che questo cambiamento rappresenti una sfida drammatica. Pensa che i bambini con una pubertà precoce vadano incontro a una sessualizzazione prematura e siano troppo infantili per afrontarne le conseguenze.
Sono più esposti al rischio di abusi sessuali, comportamenti sessuali inopportuni, malattie a trasmissione sessuale e gravidanze precoci. “Lo sviluppo sessuale dei bambini è molto anticipato”, spiega Stanhope. “Fisicamente sono pronti per la riproduzione sessuale, ma mentalmente sono completamente impreparati”.
Gli studi dimostrano che gli adolescenti con una pubertà precoce sono più esposti ai comportamenti a rischio, come assumere stupefacenti, bere troppo e commettere reati. Un aumento prematuro di testosterone può rendere aggressivi i ragazzi.
“Tutti sanno che è difficilissimo imparare a convivere con il testosterone”, dice Stanhope battendo energicamente la matita sulla sua scrivania. “E se l’aumento non coincide con l’età fisiologica normale, il problema è ancora più grave”. Una ricerca apparsa nel 2010 sull’Australian and New Zealand Journal of Criminology ha riscontrato maggiore aggressività anche nelle bambine che entrano precocemente nella fase della pubertà. In Gran Bretagna, il recente dibattito sull’eccessiva sessualizzazione dei giovani ha trascurato la scomoda notizia che i bambini oggi diventano sessualmente maturi prima. Puntare il dito contro le aziende ciniche che producono reggiseni imbottiti per bambine di sette anni va bene, ma dovremmo anche attrezzarci per afrontare il fatto che a sette anni certe bambine sviluppano il seno.
Secondo Cancer research, una ragazza che ha le prime mestruazioni un anno dopo rispetto alle coetanee corre il 5 per cento di rischio in meno di sviluppare il tumore al seno. “Potrebbe esserci una correlazione signiicativa anche con il tumore alle ovaie”, dice Stanhope. “Prima una bambina ha le mestruazioni, maggiore è la sua esposizione agli estrogeni e questo potrebbe avere conseguenze molto importanti per i tumori dipendenti dagli estrogeni. Aumenta il rischio di tumore al seno e alle ovaie e cresce anche il pericolo di avere problemi cardiovascolari”.
Le bambine che raggiungono la pubertà prematuramente hanno anche maggiori probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2. Uno studio norvegese che ha seguito 61mila donne per 37 anni mostra che quelle sviluppate a dieci o undici anni hanno un tasso di mortalità del 10 per cento più alto rispetto alle altre che hanno avuto le prime mestruazioni quattro anni dopo.
I rischi a lungo termine per gli uomini sono meno dimostrati. Stanhope invita i colleghi ricercatori a studiare la possibile relazione tra la pubertà precoce dei ragazzi e il tumore alla prostata. Inoltre è preoccupato per la sofferenza psicologica dei ragazzi: la pubertà precoce non è ancora la norma e tutto ciò che allontana i bambini dai coetanei, spiega, gli rende la vita più difficile.
Hayley Smith, che ha 14 anni, sa bene di che si tratta. Ha cominciato a sviluppare il seno quando aveva cinque anni. Un anno dopo ha avuto le prime mestruazioni. Ogni mese doveva affrontare sbalzi di umore, crampi al basso ventre, emicranie e perdite di sangue mentre imparava a leggere e a scrivere. Ogni mese si assentava da scuola per tre o quattro giorni. Le bambine crescono molto negli anni che precedono le prime mestruazioni (per i ragazzi, peso e altezza aumentano nelle fasi inali della pubertà). Perciò a sei anni Hayley era molto più alta delle sue compagne di classe. La sua divisa scolastica doveva essere cucita su misura. Portava 35 di scarpe. Anche se la scuola e gli amici la sostenevano, certi bambini la tormentavano.
Ed era anche vittima dell’ostilità di alcuni genitori, che forse avevano un po’ paura di quella bambina prigioniera di un corpo adolescente. “Dicevano ai figli di non giocare con me”, racconta Hayley. “Io soffrivo. Volevo solo essere come i miei amici, e mi sentivo tagliata fuori. Certe volte non volevo andare a scuola”.
La fortuna di Hayley fu che la madre Debbie, una funzionaria del servizio sanitario, preparata e piena di risorse, si rese subito conto di cosa stava succedendo. Comprò ad Hayley dei libri illustrati per spiegarle cosa avveniva nel suo corpo, parlò con i genitori dei bambini che le facevano i dispetti, si accertò che la scuola capisse la situazione e lottò per avere una diagnosi da medici che non credevano ai loro occhi. “È stato terribile”, racconta Debbie. “C’era tanta ignoranza in giro. Hayley veniva trattata come una persona diversa. Non ha avuto una vera infanzia”. Debbie si trovò anche ad afrontare dei pregiudizi in famiglia: un parente ipotizzò che lo sviluppo precoce di Hayley fosse stato provocato da abusi sessuali.
Una procedura sgradevole
Le testimonianze in arrivo dalla Danimarca fanno pensare che l’esperienza di Hayley non resterà un caso isolato. La maggior parte dei pediatri endocrinologi concorda sul fatto che nei paesi avanzati l’età della pubertà diminuisce rapidamente. Ma non c’è un accordo unanime sulle cause. I cambiamenti avvengono troppo in fretta per essere genetici, perciò l’attenzione è puntata sui fattori ambientali. L’obesità, le sostanze chimiche e perfino i padri assenti sono stati oggetto di studi (una bambina che vive lontana dal padre tende ad avere le mestruazioni prima delle sue coetanee).
In Gran Bretagna attualmente ci sono pochi dati sull’età della pubertà, anche se tutti i pediatri endocrinologi con cui ho parlato riferiscono di un aumento dei casi dei bambini precoci. Solo nel 2006 è stato introdotto un sistema standardizzato per monitorare peso e altezza. Inoltre i genitori britannici sono più riluttanti a far visitare i figli. È una procedura sgradevole. Le bambine devono essere sottoposte a un esame fisico per vedere se è apparso il bottone mammario, mentre per i ragazzi occorre misurare il volume dei testicoli.
“Da questo punto di vista i danesi sono un popolo speciale: per favorire la scienza sia i genitori sia i figli sono ben contenti di sottoporsi a indagini che implicano la palpazione”, dice il dottor Ken Ong, un ricercatore dell’unità di epidemiologia al Medical research council dell’Addenbrooke’s hospital di Cambridge. “In Gran Bretagna abbiamo cercato di convincere i genitori a far visitare i igli, ma non hanno sentito ragioni”.
I ricercatori britannici devono accontentarsi di chiedere alle donne la data delle prime mestruazioni, una cosa che quasi tutte riescono a ricordare con precisione. Si ottengono dati più precisi che chiedendo a un uomo quando gli è cambiata la voce o quando ha avuto la prima eiaculazione notturna.
Grandi e grossi
La pubertà rimane un processo misterioso: nessuno capisce perfettamente la sua evoluzione. Gli scienziati sanno che non può cominciare finché nel cervello non si attiva l’asse ipotalamo-ipoisi-gonade. Sono anche sicuri che questa complessa combinazione ghiandolare endocrina svolga un ruolo centrale nello sviluppo sessuale e nella riproduzione inviando dall’ipotalamo, attraverso l’ipofisi, il messaggio di rilasciare gli ormoni sessuali, compresi estrogeni e testosterone.
Di sicuro la pubertà non arriva prima che i bambini abbiano raggiunto un certo peso corporeo. Le ragazze anoressiche raramente rimangono incinte. Una volta raggiunta una certa massa corporea, il tessuto grasso produce un ormone, la leptina, in proporzione diretta alla quantità di massa grassa totale: più un bambino è pesante, più leptina produce. Questo ormone manda segnali all’ipotalamo e ha un ruolo nell’azionare i neurotrasmettitori che stimolano la pubertà. Gli scienziati hanno individuato due neurotrasmettitori, NPY e
PYY, legati al sistema riproduttivo. Questi neurotrasmettitori regolano l’appetito, il che può spiegare perché quando i ragazzi entrano nell’adolescenza il frigorifero non è mai abbastanza pieno. Negli ultimi due anni gli scienziati hanno scoperto altri neurotrasmettitori chiamati kisspeptin (perché sono codiicati dal gene kiss-1) che stimolerebbero la pubertà, ma non è stato dimostrato il legame fra kisspeptin, NPY e PYY. Da quando lo studio americano del 1997 ha ipotizzato un collegamento tra il peso e la pubertà precoce, gli scienziati si sono convinti che ci sia almeno qualche rapporto con l’epidemia di obesità. Le due tendenze si sono sviluppate in parallelo e i ragazzi del coro danese che non erano riusciti ad andare negli Stati Uniti perché la loro voce era cambiata pesavano più dei compagni. Secondo un altro studio danese pubblicato l’anno scorso il maggiore peso dei bambini a sette anni è in rapporto con la pubertà precoce.
Ken Ong e la sua équipe stanno studiando il rapporto tra la pubertà precoce e alcune speciiche varianti genetiche che possono provocare l’obesità. Usando il sangue prelevato a migliaia di donne a Norfolk negli anni novanta, hanno dimostrato che c’è una correlazione tra l’aumento della massa corporea e la pubertà precoce.
Hanno anche scoperto che le donne con uno qualunque dei geni dell’obesità hanno più probabilità di raggiungere prematuramente la pubertà. “Le varianti dell’obesità comportano un menarca anticipato”, dice Ong scegliendo attentamente le parole. “Da questo possiamo dedurre che l’obesità infantile ha un rapporto causale con la pubertà precoce”. L’ultima ricerca suggerisce che quanto più una bambina prende peso nel primo anno di vita, tanto prima avrà le mestruazioni.
In Gran Bretagna, dove su sei bambine di dieci anni una è obesa e una è sovrappeso, il dato potrebbe avere lo stesso violento impatto registrato negli Stati Uniti nel 1997. Ma l’obesità non basta a spiegare questa tendenza. Dopo aver esposto a grandi linee la sua ricerca Ong sottolinea, con tono altrettanto cauto, che potrebbe anche essere vero il contrario, e cioè che la pubertà precoce scatena l’obesità. Le ragazzine danesi che hanno partecipato alla ricerca di Aksglaede erano più pesanti di quanto lo sarebbero state una ventina d’anni fa, ma non c’era nessuna diferenza nell’indice di massa corporea tra le bambine a cui spuntava il seno con un anno di anticipo e le altre. “Non siamo in grado di attribuire questi cambiamenti all’obesità”, dice Aksglaede mentre mi guida nei laboratori sopra l’ospedale. I ricercatori con gli occhiali di protezione e il camice bianco alzano gli occhi al nostro passaggio. Alcuni lavorano a delle macchine per estrarre il dna, altri misurano gli ormoni nel sangue. “Questo non significa che l’obesità non sia importante”, prosegue. “Ma non spiega la tendenza. L’obesità è un importante fattore di rischio.” L’équipe danese spera che la sua ricerca possa almeno contribuire ad ampliare il dibattito.
Ormoni disturbati
In una stanzetta con un forte odore di candeggina c’è un macchinario – conosciuto come spettrometro di massa a triplo quadrupolo – che non smette di ronzare. A una estremità sono allineate delle minuscole provette con il sangue delle ragazzine danesi. Ogni campione passa attraverso la macchina per separare sette diversi composti chimici, detti ftalati. Lo stesso test viene effettuato anche sui campioni di urina delle ragazze. I composti chimici individuati sono tutti alteratori endocrini (Edc), cioè sostanze che interferiscono con i sistemi endocrini, e sono quasi tutti prodotti dall’uomo. Si ritiene che abbiano un’inluenza dannosa sul lavoro degli ormoni nel nostro corpo. Secondo Anders Juul, la maggior parte degli Edc mima gli ormoni sessuali, estrogeni nelle femmine e androgeni nei maschi, o interferisce con la loro metabolizzazione.
Juul ritiene che possano inluenzare l’inizio della pubertà e il suo proseguimento. Il capo chimico, Hanne Frederiksen, spiega che separando gli ftalati presenti in ogni campione si potrà veriicare se i livelli di questi alteratori ormonali sono più alti nelle bambine che sviluppano precocemente il seno. “Ho l’impressione che gli Edc abbiano qualcosa a che vedere con lo sviluppo precoce del seno”, dice Juul. “Non abbiamo ancora prove signiicative, ma credo che sia un’ipotesi su cui lavorare. Dobbiamo tenere conto di come è cambiato l’ambiente negli ultimi quindici anni. Sarebbe fantastico sapere che avevamo torto e che gli Edc non sono implicati nella pubertà precoce”. È già noto che alcuni ftalati mimano gli estrogeni. Nelle donne, gli estrogeni sono i principali ormoni riproduttivi e svolgono un ruolo anche nello sviluppo del seno. Una quantità minuscola può avere conseguenze importanti per le bambine, che dovrebbero averne pochissimi prima dell’adolescenza. Nei disordini cromosomici come la sindrome di Turner, alle ragazze viene somministrato un tipo di estrogeni, l’estradiolo, per stimolare lo sviluppo del seno. “I bambini sono estremamente sensibili agli ormoni prima della pubertà”, spiega Skakkebaek, “perché ne producono così pochi che anche un piccolo quantitativo può fare la diferenza.” Tra gli endocrinologi Skakkebaek è quasi una leggenda, grazie ai suoi studi pionieristici sul tumore del testicolo negli anni settanta e alle ricerche sulla diminuzione della fertilità maschile in Europa e negli Stati Uniti. È stato anche uno dei primi a suggerire che le sostanze chimiche potrebbero imitare gli ormoni e a lanciare l’allarme sui pericoli di questo inganno chimico. Il dibattito sugli Edc è bloccato in una controversia simile a quella sul riscaldamento globale, con gli ambientalisti da una parte, la grande industria dall’altra e gli scienziati intrappolati nel mezzo. È un settore di ricerca particolarmente insidioso, perché oggi siamo tutti esposti a un cocktail di Edc e questo rende diicile valutare fino a che punto ogni singolo composto può inluenzare il sistema endocrino. È quasi impossibile misurare l’esposizione individuale, ed è probabile che questo cocktail chimico passi di madre in figlio nell’utero. Gli effetti nocivi degli inquinanti estrogenici sono noti dai primi anni novanta, quando il professor John Sumpter, uno studioso di isiologia ittica della Brunel university, riferì di un’improvvisa epidemia di pesci ermafroditi nei fiumi dell’Inghilterra.
Si scoprì che i pesci maschi avevano testicoli più piccoli e producevano la proteina del tuorlo normalmente prodotta dalle femmine, perciò si stavano femminilizzando. I risultati di questi studi portarono Sumpter a sospettare che le sostanze chimiche industriali presenti negli scarichi fognari si comportassero come estrogeni femminili. Gli estrogeni naturali, noti come itoestrogeni, si trovano anche in molte piante, tra cui la soia. Ma il fatto che siano naturali non signiica che siano innocui. Nel 2007 uno studio del New England Journal of Medicine ha raccontato il caso di tre bambini a cui era cominciato a spuntare il seno dopo aver usato prodotti che contenevano oli di lavanda e di tea tree (albero del tè). In un caso una donna aveva applicato un balsamo medicamentoso contenente olio di lavanda al figlio di quattro anni, in un altro un ragazzo di dieci anni aveva usato del gel per capelli contenente olio di lavanda e di tea tree e nell’ultimo caso un ragazzino di sette anni si era lavato con sapone alla lavanda.
Si è scoperto che lavanda e tea tree causano alterazioni ormonali mimando gli estrogeni. Quando hanno smesso di usare i due prodotti, il petto dei tre bambini è tornato normale. Era la prima volta che veniva dimostrato il rapporto tra Edc e alterazioni ormonali negli esseri umani.
Promotori della crescita
Se dovessimo fare una graduatoria dei maggiori indiziati, dice Skakkebaek, i sette ftalati che vengono testati nel laboratorio sarebbero al primo posto. Sono sostanze che si aggiungono alla plastica per aumentarne la lessibilità, la trasparenza e la durata. Alcune sono già state eliminate dai prodotti negli Stati Uniti e in Europa per timore di danni alla salute. Ma gli ftalati che rendono lessibile la plastica si trovano ancora in un’ininità di oggetti, dal cellophane alle tende per docce ai giocattoli, e sono onnipresenti nelle confezioni di generi alimentari. I loro effetti sugli esseri umani non sono ancora conosciuti.
Il secondo indiziato sarebbe il bisfenolo A, un componente del policarbonato che si trova nel rivestimento delle lattine, nei bicchieri per bambini e nelle bottiglie di plastica, compresi i biberon. Entro la fine dell’anno i campioni di urina e di sangue dello studio danese sulla pubertà saranno testati per individuare questa sostanza chimica.
Gli esperimenti sugli animali hanno mostrato che il bisfenolo A è un debole estrogeno in grado di accelerare lo sviluppo puberale nei topi. Ma non è ancora dimostrato che l’esposizione neonatale a questo composto possa provocare la pubertà precoce. L’anno scorso il governo danese ha approvato una mozione per impedire l’uso del bisfenolo A nei biberon, ma la decisione deve ancora essere applicata. Nel 2008 il Canada ha fatto la stessa cosa. A gennaio, negli Stati Uniti la Food and drug administration ha raccomandato di vietare il bisfenolo A nei biberon e nei bicchieri per bambini, a causa di “timori per i potenziali efetti del bisfenolo A sul cervello, sul comportamento e sulla ghiandola prostatica di feti, neonati e bambini”. Skakkebaek dice che gli scienziati hanno scoperto per la prima volta il potenziale estrogenico del bisfenolo A quasi sessant’anni fa, quando cercavano di produrre un estrogeno sintetico per scongiurare gli aborti naturali. Il bisfenolo A fu scartato a favore di un estrogeno più forte, il dietilstilbestrolo (Des), che fu ampiamente usato negli anni cinquanta inché si scoprì che dopo averlo assunto molte donne avevano sviluppato il tumore della vagina e trasmesso questo rischio alle figlie. “Sapevamo che il bisfenolo A è un debole estrogeno, ma il suo impiego nel policarbonato è stato considerato abbastanza sicuro”, spiega Skakkebaek. “Inoltre alcune molecole possono passare nel latte dei biberon e si discute sull’eventuale rischio per i neonati. Ma è difficile stabilirlo, perché gli effetti a volte non si manifestano per anni. Inoltre tutti noi siamo esposti a minuscoli quantitativi di altre sostanze chimiche che possono agire simultaneamente o contrastarsi una con l’altra”. Poi ci sono i parabeni, i conservanti usati in molti prodotti di uso quotidiano come le lozioni solari, gli shampoo e i deodoranti.
E infine i fitoestrogeni, come la lavanda, il finocchio, il tea tree e gli isolavoni di soia, particolarmente diffusi negli Stati Uniti. I bambini americani sono particolarmente esposti agli Edc perché l’80 per cento della carne statunitense è ancora trattata con promotori della crescita. Nell’orecchio dei bovini viene impiantata una sfera che contiene una miscela di ormoni sessuali naturali (una combinazione di estrogeni, testosterone o progesterone) e sintetici (zeranolo, trenbolone e melengesterolo)
che fa crescere rapidamente i vitelli e li fa ingrassare. “L’esposizione dei bambini ai residui di ormoni sessuali ancora presenti nella carne al momento della macellazione potrebbe contribuire ad anticipare l’età puberale”,
spiega Skakkebaek. I paesi europei erano talmente allarmati dai residui di ormoni che i promotori della crescita sono stati messi al bando da decenni. L’importazione di carne statunitense prodotta usando ormoni sessuali anabolici è vietata dal 1989. La ricerca continua. Sappiamo ancora poco sulle reazioni del corpo umano alle sostanze chimiche che si sono insinuate nella nostra vita quotidiana. Lo studio danese, che sarà pubblicato l’anno prossimo, dovrebbe dirci di più sul ruolo che queste sostanze svolgono nel far diventare adulti prima del tempo i nostri figli.

Questo articolo è stato scritto da Fiona Neill è una giornalista e scrittrice britannica e pubblicato su Internazionale n. 861 del 27 agosto 2010.
In Italia ha pubblicato “Mamme sull’orlo di una crisi di nervi” (Newton Compton) 2008

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