Nell’ultimo anno la vita politica italiana è diventata sempre più simile a una via di mezzo tra una soap opera messicana e gli eccessi degli imperatori romani raccontati da Svetonio.
Prima sono arrivate le rivelazioni sullo strano rapporto del presidente del consiglio Silvio Berlusconi con Noemi Letizia, una ragazza napoletana che lo chiamava “papi”, facendo pensare che fosse una sua figlia illegittima o un’amante minorenne. “Magari fosse sua figlia”, ha commentato la moglie di Berlusconi, Veronica Lario, quando ha chiesto il divorzio dicendo che non poteva più stare con un uomo che “frequenta le minorenni” e “non sta bene”.
Poi sono state pubblicate le foto dei festini nella villa del premier in Sardegna, con ragazze in topless e politici senza pantaloni, che evocavano le orge di Tiberio a Capri. Infine si è scoperto che alcune prostitute avevano partecipato alle cene nella residenza romana di Berlusconi. Molte di loro erano pagate da un imprenditore pugliese interessato a ottenere appalti pubblici.
Anche nei rapporti internazionali il comportamento di Berlusconi è stato eccentrico e ha dato origine a episodi imbarazzanti. Forse per invidia del successo di Barack Obama, ha definito il nuovo presidente degli Stati Uniti “giovane, bello e abbronzato”. Per spiegare perché non avrebbe partecipato alla cerimonia d’insediamento di Obama a Washington, ha precisato di essere un protagonista, “non una comparsa”. E, dopo l’incontro con Michelle Obama, ha osservato che anche lei era abbronzata.
Nel frattempo, come un altro numero di questo circo, sono continuati i problemi di Berlusconi con la giustizia. È una saga che dura ormai da sedici anni ed è contrassegnata da una lunga serie di prove di corruzione e contatti con la criminalità organizzata. Nell’ottobre del 2009 la corte costituzionale italiana ha bocciato una legge che garantiva al presidente del consiglio l’immunità dai processi. Dopo questa sentenza è ripreso il processo in cui Berlusconi è accusato di aver corrotto l’avvocato britannico David Mills, che era stato condannato per aver ricevuto una tangente di 600mila dollari da Berlusconi.
Gli avversari del premier lo hanno invitato a dimettersi e il 5 dicembre 2009 hanno organizzato, grazie a internet, una grande manifestazione di protesta a Roma. Nonostante l’assenza del principale partito d’opposizione, il No B. day ha radunato in piazza centinaia di migliaia di persone. Pochi giorni prima il premier aveva detto che l’Italia era sull’orlo di una guerra civile. E proprio quando tutti pensavano che la situazione avesse raggiunto il limite dell’assurdità, il 13 dicembre 2009 un uomo affetto da disturbi mentali ha colpito al volto Berlusconi con una statuina del duomo di Milano.
Nel giro di poche ore Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, presidenti dei gruppi parlamentari del Popolo della libertà al senato e alla camera, hanno lanciato una feroce offensiva politica sostenendo che i “mandanti morali” dell’aggressione erano i giornali che hanno montato una “campagna d’odio” contro Berlusconi. Il “partito dell’odio”, hanno detto, era formato da tutti quei giornalisti che avevano pubblicato maldicenze sulla vita privata del premier,
criticato i suoi molteplici conlitti d’interessi, parlato del caso Mills e messo in evidenza i suoi presunti legami con la criminalità organizzata. La colpa era anche dei manifestanti del No B. day e dei gruppi contro Berlusconi nati sui social network, che i deputati del centrodestra hanno cercato invano di regolamentare.
Approfittando dell’ondata di solidarietà nei suoi confronti, il presidente del consiglio si è messo al lavoro su una nuova legge per bloccare due processi in cui è imputato: quello sul caso Mills e quello per i diritti tv Mediaset, in cui l’azienda della famiglia Berlusconi è accusata di aver usato dei conti offshore per gonfiare i prezzi dei diritti di film che acquistava all’estero e frodare il fisco italiano. Per allontanare il sospetto che sia stata concepita come una legge ad personam, il testo è stato formulato in modo da permettere a molti colletti bianchi accusati di reati simili di sfuggire a una condanna. Si calcola inoltre che, se entrasse in vigore, potrebbe cancellare dagli 80mila ai 100mila processi.
Secondo alcuni, Berlusconi ha già fatto approvare 18 leggi per risolvere i suoi problemi personali. Questa volta, però, né lui né i suoi alleati hanno provato a fingere che si trattasse di un provvedimento d’interesse pubblico. In molti altri paesi democratici un leader sarebbe uscito distrutto anche da uno solo di questi scandali. Il potere di Berlusconi, invece, non è mai stato messo seriamente in discussione. Perché?
La sua popolarità, almeno stando ai sondaggi, è un vero mistero. È solo un’anomalia italiana che gli imprenditori di successo, furbi, maschilisti e imbroglioni siano ammirati invece che disprezzati? Gli scandali sessuali che lo riguardano sono solo pettegolezzi, che non impediscono comunque ai suoi sostenitori di preferirlo a un centrosinistra debole, diviso e incapace? La soap opera del premier italiano – una miscela di politica e intrattenimento tipica dei programmi
tv che hanno fatto la sua fortuna – non contribuisce forse ad aumentare il suo fascino? È possibile che il gradimento del pubblico abbia sostituito i risultati concreti come metro di misura della capacità di un leader? Berlusconi ha trasformato la vita pubblica italiana in un reality show dove lui è il produttore e il protagonista: è il survivor per eccellenza, pronto a mentire e a imbrogliare per cacciare dall’isola gli altri concorrenti e, al tempo stesso, è l’uomo dei sogni
che regala rose alle belle donne.
L’indice di gradimento di Berlusconi è costantemente più alto di quello di Obama. Come ha fatto notare recentemente il sito The Daily Beast, la percentuale di consensi di Obama è calata a causa dell’alto tasso di disoccupazione e del progressivo ridimensionamento della sua proposta di riforma della sanità: “Il primo discorso di Obama sull’economia è stato seguito da 49,5 milioni di persone. Quando ha parlato di Medicare, ad ascoltarlo ce n’erano solo 24 milioni.
Ha perso il suo pubblico… è sceso nei sondaggi”. Berlusconi, invece, nonostante sia stato coinvolto in scandali simili a quelli di Tiger Woods e di John Edwards, è sempre riuscito a mantenere il suo pubblico.
Il presidente del consiglio italiano ha capito che oggi la vita politica è una campagna elettorale permanente. In passato, negli Stati Uniti i candidati facevano campagna per sei mesi e, una volta eletti, governavano per tre anni e mezzo. Obama ha rispettato questo vecchio modello: ha lavorato dietro le quinte per promuovere le leggi che gli interessano, mentre i repubblicani hanno dominato il dibattito politico con le loro critiche alla riforma sanitaria promossa dai democratici. Berlusconi non avrebbe mai permesso che succedesse una cosa simile.
L’incarnazione del potere
In Italia sono usciti alcuni libri e un documentario, Videocracy, che partendo dagli scandali in cui Berlusconi è rimasto coinvolto nell’ultimo anno cercano di spiegare perché è ancora al potere. È chiaro che gli scandali sessuali sono in un certo senso la prosecuzione naturale dell’estrema “personalizzazione” del potere incarnata dal premier italiano. Berlusconi è sceso in politica poco dopo la caduta del muro di Berlino e il crollo delle ideologie che avevano dominato la vita politica italiana. In Italia i partiti erano lo specchio di alcune classi e gruppi sociali. Gli operai votavano per il Partito comunista italiano (Pci), i contadini e i piccoli commercianti per la Democrazia cristiana (Dc). I politici e le loro caratteristiche personali non erano importanti. Negli anni della guerra fredda i democristiani hanno governato indisturbati con l’appoggio di quattro partiti minori, impedendo ai comunisti di andare al potere. Alla fine di quel periodo la corruzione e l’inefficienza del partito al governo sono sembrati improvvisamente intollerabili e la Democrazia cristiana è sparita da un giorno all’altro, lasciando la maggior parte degli elettori italiani senza un partito di riferimento.
Berlusconi ha riempito quel vuoto con un’abilità straordinaria, perché aveva capito che il suo impero editoriale, formato dalle tre maggiori tv private del paese, era l’istituzione più forte che fosse rimasta in piedi. Inoltre, in un’epoca in cui la fama contava più delle idee, la sua popolarità poteva tradursi in consenso politico. Oggi per capire le idee politiche di un elettore è più importante sapere cosa guarda in tv che quanto guadagna e qual è la sua estrazione
sociale.
Berlusconi ha personalizzato la politica in un modo completamente nuovo per l’Italia. Anche nelle elezioni regionali, in cui non è candidato, il suo volto appare su quasi tutti i manifesti. Ha abbattuto il tradizionale confine tra pubblico e privato portando in parlamento molte persone del suo entourage:
i suoi avvocati, il suo medico personale, i dirigenti delle sue aziende, varie attricette e decine di giornalisti e personaggi tv, che devono tutto a lui. Ha modificato la legge elettorale in modo che non si possa più votare per i candidati migliori ma solo per le liste proposte dai partiti. Nel Popolo della libertà non ci sono elezioni primarie né consultazioni interne: è il presidente che decide chi entra in lista e dove si presenta.
Tutti obbediscono al capo e i singoli politici non possono attribuirsi il merito di portare voti. Da quando c’è Berlusconi, quelli che avevano un’ampia base elettorale nelle loro regioni d’origine sono stati sostituiti da personalità che esercitano un fascino molto diverso: celebrità televisive che fanno da richiamo per il partito, amici e soci del presidente e un numero sempre maggiore di belle ragazze senza esperienza politica.
Videocracy, il documentario girato dal regista italosvedese Erik Gandini, dimostra che l’introduzione del sesso in tv è stata fondamentale per l’ascesa di Berlusconi. La cultura italiana del secondo dopoguerra era particolarmente moralista, dominata dalla chiesa cattolica e dall’austero Partito comunista.
Dagli anni settanta le tv commerciali di Berlusconi hanno inondato gli schermi e le menti di quasi sessanta milioni di italiani con una sfilata di ragazze seminude che comparivano, silenziose ma provocanti, a fianco dei presentatori. Il documentario di Gandini fa notare in modo efficace che apparire in tv – anche come semplice presenza decorativa o come oggetto sessuale – è diventata la massima aspirazione di molti italiani. Uno dei momenti più signiicativi
della storia di Noemi Letizia – il suo ambiguo rapporto con Berlusconi è stato raccontato dai giornalisti Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio in Papi. Uno scandalo politico (Chiarelettere 2009) – è stato quando durante un’intervista la ragazza ha dichiarato che da grande vuole fare la “showgirl” e ha aggiunto: “M’interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere qualunque opportunità, a trecentosessanta gradi”. Quando il giornalista le ha chiesto se avrebbe partecipato alle elezioni regionali, lei ha risposto: “No, preferisco candidarmi alla camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio”. Nel mondo di Noemi Letizia, e di Berlusconi, fare la showgirl o la deputata sono solo due modi diversi per avere fama e successo.
Un ministero come premio
Alle elezioni del 2008 Berlusconi ha portato in parlamento alcune attrici e modelle. A due di loro ha anche assegnato un ministero: a una delle pari opportunità, all’altra del turismo. Entrambe avevano lavorato nei programmi di varietà in onda sulle televisioni del premier. Una serie di intercettazioni fatte durante un’indagine di polizia rivelerebbero che Berlusconi ha avuto rapporti sessuali con alcune di queste donne, ma gli inquirenti hanno distrutto molte registrazioni di carattere “puramente personale”.
Le intercettazioni pubblicate, invece, dimostrano che Berlusconi usa la tv pubblica come una specie di ufficio casting, che seleziona le ragazze più adatte per “sollevare il morale del capo”. In un’altra occasione il premier avrebbe raccomandato la fidanzata di un senatore di centrosinistra nella speranza di spingere il parlamentare dalla sua parte e far cadere il governo Prodi in carica all’epoca.
L’episodio che ha mandato su tutte le furie Veronica Lario si è veriicato invece nella primavera del 2009, quando suo marito ha deciso di far partecipare una ventina di attrici a un corso di formazione per diventare candidate al parlamento europeo. Pochissime avevano esperienza politica. Una era stata l’annunciatrice del meteo di un canale di Berlusconi, molte avevano partecipato alle sue feste private. Dovevano seguire un corso sulla politica europea per non fare brutte figure in campagna elettorale. Veronica Lario ha definito queste ragazze “ciarpame senza pudore” e “figure di vergini che si ofrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica”. Pochi giorni dopo il giornale di destra Libero ha pubblicato una foto di Veronica in topless all’epoca in cui faceva l’attrice.
Su Libero è comparso anche un articolo in cui si sosteneva che Lario aveva avuto una storia con la sua guardia del corpo e che era stata questa relazione, e non il comportamento del marito, a mettere in crisi la coppia. A quanto pare questo tipo di giornalismo piace al premier che ha chiamato Vittorio
Feltri, il direttore di Libero, a dirigere il quotidiano di famiglia, Il Giornale, per fare a pezzi la reputazione dei suoi nemici. Nel libro Gradisca, presidente (Aliberti 2009) l’escort Patrizia D’Addario descrive una scena emblematica: venti ragazze vestite tutte nello stesso modo si contendono l’attenzione di Berlusconi flirtando con lui e stuzzicandolo mentre lui le accarezza. Quest’immagine è per molti versi la realizzazione della fantasia maschile che il premier
vende in tv da più di trent’anni. “Vuole essere adorato da tutte le donne che sono qui, gli piace essere toccato, accarezzato, da più mani contemporaneamente”, si legge nel libro. “Io guardo incuriosita e il mio primo pensiero è che mi trovo in un harem. Lui è il sultano e noi tutte, siamo venti ragazze, le donne a sua disposizione. Le ragazze più giovani fanno a gara a chi sta più vicina a Berlusconi. Facendo l’escort pensavo di avere visto un bel po’ di cose, ma questa mi mancava, venti donne per un unico uomo. Le cosiddette ammucchiate, o orge, come preferite, prevedono più o meno lo stesso
numero di donne e di uomini, altrimenti è difficile distribuire piacere. Qui gli altri uomini non hanno voce in capitolo. C’è un unico maschio con diritto di copula, il premier”.
Per alcuni versi il momento più interessante del libro è una conversazione con Berlusconi registrata da D’Addario. Il premier si vanta di tutti i vertici internazionali che ha presieduto: “Io sono l’unico al mondo che ha presieduto il G8 due volte. Non c’è nessun altro che ha presieduto due volte. Siccome si va a sedici, uno deve stare lì, e si fa un anno ciascuno, ora sono in-su-pe-rabi-le… Tre volte!”. D’Addario non aveva neanche idea di cosa stesse parlando. Tuttavia, nonostante il suo palese disinteresse per la politica, è stata inserita in una lista collegata al Pdl per le elezioni del consiglio comunale di Bari. D’Addario ha deciso, però, di interrompere la campagna elettorale e di rendere pubblica la storia del suo incontro con il premier dopo che Berlusconi non ha mantenuto una promessa. Non l’ha aiutata, scrive D’Addario, nel suo progetto di restaurare un rustico per farne un piccolo albergo.
Questo scandalo, però, non ha danneggiato Berlusconi, anche grazie al controllo che il presidente del consiglio esercita sulla tv e sulla stampa italiana. Il direttore del Tg1 ha giustificato la decisione di non dare la notizia perché, secondo lui, si trattava solo di pettegolezzi. Ma si è comportato diversamente
quando sono scoppiati degli scandali in cui erano coinvolti i politici del centrosinistra. Le tv e i giornali controllati da Berlusconi sono riusciti perfino ad alimentare una serie di contro-scandali. Poco dopo essere stato nominato direttore del Giornale e aver incontrato personalmente Berlusconi, che tecnicamente non dovrebbe avere rapporti con il quotidiano, Feltri ha pubblicato una vecchia storia sulla vita sessuale del direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, che aveva osato criticare la condotta di Berlusconi.
Feltri ha pubblicato un documento deinito “un’informativa” da cui risultava che Boffo aveva molestato la compagna di un uomo di cui si era innamorato e per questo era stato condannato. Il direttore del giornale cattolico è stato costretto a dimettersi, ma l’interrogativo rimane: da dove saltava fuori quell’informativa?
Manovre diversive
Un regalo simile Berlusconi l’ha ricevuto anche dai carabinieri che hanno girato e fatto circolare un video di Piero Marrazzo, un esponente del centrosinistra, che sniffava cocaina in compagnia di una prostituta transessuale brasiliana. La storia è vera, ma è evidente che i carabinieri hanno ricevuto una soffiata e teso un agguato a Marrazzo nella speranza di ricattarlo. Infatti hanno cercato di vendere il video a diversi giornali di gossip, primo tra tutti Chi, del gruppo editoriale dei Berlusconi. Il direttore del settimanale ha informato il proprietario e così il premier ha saputo del filmato.
Lo scandalo è scoppiato al momento opportuno, proprio quando serviva a distrarre l’attenzione del pubblico dai problemi del presidente del consiglio. A quel punto, i suoi presunti rapporti con delle prostitute sono sembrati innocenti e all’antica rispetto a quelli di Marrazzo con le transessuali. Alcuni sostengono che le riviste di gossip siano in possesso anche di altro materiale, che potrebbe danneggiare decine di politici e che viene usato per ricattarli. Controllando
la polizia, i servizi segreti, la stampa scandalistica e i sei principali canali televisivi italiani, Berlusconi è in grado di far scoppiare e mettere a tacere gli scandali a suo piacimento.
Mentre il pubblico era concentrato sui pruriginosi dettagli della vita sessuale del premier, gli aspetti più gravi dello scandalo sono passati in secondo piano. Gianpaolo Tarantini, l’uomo che ha pagato D’Addario e altre ragazze per andare alle feste di Berlusconi, è a capo di un’azienda del settore medico-ospedaliero pugliese e ha cercato di ingraziarsi il presidente del consiglio per aggiudicarsi più facilmente gli appalti pubblici.
Tarantini ha affittato una villa da 70mila euro al mese in Sardegna vicino a quella di Berlusconi e ha dato una serie di feste piene di belle ragazze solo per attirare la sua attenzione. In Puglia e in Sardegna gli inquirenti hanno scoperto una rete di protezioni politiche, prostituzione e cocaina ma non hanno fatto nulla. Paolo Guzzanti, un ex sostenitore di Berlusconi diventato suo avversario, scrive che l’Italia non è una videocrazia, ma una mignottocrazia in cui centinaia di migliaia di persone, maschi e femmine, offrono i loro servizi ai potenti per soldi, posti di lavoro, appalti o privilegi.
Quest’idea della mignottocrazia è apparsa ancora più credibile nelle ultime settimane quando è emerso un nuovo scandalo. La procura di Firenze ha ordinato l’arresto di quattro imprenditori edili e funzionari della protezione civile. Berlusconi ha sempre presentato quest’ente come un esempio positivo della sua “politica del fare”, attribuendo al suo capo, Guido Bertolaso, il merito del “miracolo” della scomparsa della spazzatura dalle strade di Napoli, della
pronta reazione al terremoto all’Aquila e della gestione di alcuni grandi eventi.
In realtà, se i magistrati hanno ragione, la protezione civile sarebbe un covo di clientelismo, sprechi e corruzione, oltre che di prostituzione. Sembra che uno degli imprenditori favoriti da Bertolaso gli abbia organizzato appuntamenti con delle prostitute. Ma lui insiste di aver ricevuto solo dei massaggi terapeutici. Sembra anche che Tarantini non abbia speso invano i suoi soldi. Lui e i suoi soci avrebbero ottenuto alcuni appalti dall’ente guidato da Bertolaso grazie alle raccomandazioni di Berlusconi.
A quasi un anno dal terremoto, L’Aquila è ancora una città fantasma. Il centro storico è stato chiuso con la scusa dei lavori e le tv non hanno potuto riprenderlo fino a quando un gruppo di cittadini arrabbiati ha forzato le transenne per andare a vedere in che condizioni erano le loro case. Hanno scoperto che tutto era rimasto come il giorno del terremoto. Nel frattempo la Rai mandava in onda servizi sul “miracolo” della ricostruzione in Abruzzo.
Il futuro compromesso
L’ultima serie di scandali aiuta a capire perché con Berlusconi l’Italia è sprofondata nella mediocrità. Tra i trenta paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) è al ventesimo posto per crescita del pil pro capite, uno degli indicatori più importanti della produttività e della ricchezza di un paese. Dal 1994 al 2007, il pil dei paesi dell’Ocse è cresciuto in media del 2,6 per cento, mentre in Italia è cresciuto solo dell’1,5.
Secondo l’economista Tito Boeri, gli italiani non si sono ancora ribellati perché la recessione non ha fatto fallire le banche e non ha provocato pignoramenti di case né una crisi come quella della Grecia. “Ma se guardiamo al pil e al reddito pro capite”, spiega Boeri, “si vede che l’Italia sta peggio degli altri paesi industrializzati, peggio della Germania, degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, e molto peggio della Francia. Stava male prima, da quando è cominciato il suo declino storico, e sta ancora peggio da quando è cominciata la recessione. I suoi effetti sono stati più sopportabili perché i licenziamenti hanno riguardato soprattutto i lavoratori più giovani, molti dei quali vivono ancora con i genitori. La famiglia italiana ha attutito il colpo della crisi”.
L’Italia ha fatto poco o nulla per prepararsi al futuro. Dal ritorno alla democrazia, la Spagna ha aumentato di sette volte la sua popolazione universitaria e adesso circa il 29 per cento della popolazione adulta è formata da laureati, mentre in Italia la percentuale è del 12,9 per cento. La media dei paesi Ocse è del 26 per cento. L’Italia investe nella ricerca meno della metà della media Ocse. Uno dei principali provvedimenti economici del governo Berlusconi è stato lo “scudo fiscale”, che ha consentito a chi aveva nascosto i suoi capitali all’estero di farli rientrare in Italia pagando solo il 5 per cento di tasse, una manna per gli evasori fiscali e per chi ricicla denaro sporco.
Questo tipo di capitalismo clientelare non salverà l’Italia dalla depressione economica. Il paese è anche all’ottantaquattresimo posto su 128 nell’indice del World economic forum per la parità tra i sessi, dopo Uganda, Bolivia e Kenya. Il sessismo nei mezzi d’informazione e nei comportamenti privati di Berlusconi contagia tutta la società.
È un problema economico oltre che sociale, perché la presenza delle donne nel mondo del lavoro è uno dei principali fattori della crescita economica.
Berlusconi è riuscito anche a impedire una corretta informazione sulla crisi economica. Chi ne parla è un disfattista e la favorisce allarmando i consumatori. Il controllo di Berlusconi su stampa e tv non ha precedenti in un paese democratico. Berlusconi ha dedicato buona parte della sua vita ad affermare l’idea che quello che conta è l’apparenza, non la realtà. E, mantenendo il consenso dell’opinione pubblica nonostante la sua incompetenza, la corruzione e il
declino del paese, ha dimostrato di aver ragione. Il fatto che Berlusconi sia ancora al potere è anche la prova delle difficoltà del centrosinistra,
irrimediabilmente diviso e senza idee. Il Partito democratico ha deciso di non partecipare al No B. day rinunciando all’opportunità di parlare a migliaia di potenziali elettori e di sfruttare il crescente movimento di protesta nato su internet. Il leader Pier Luigi Bersani è un politico intelligente ma tradizionalista, che sembra difidare di un movimento di protesta indipendente.
I partiti dell’opposizione continuano a competere per un passaggio televisivo di pochi minuti ostinandosi a combattere Berlusconi su un terreno dove il premier vincerà sempre. Dovrebbero invece puntare sui nuovi mezzi d’informazione, che sfuggono al controllo del premier e attraverso i quali potrebbero sviluppare nuove forme di comunicazione e di organizzazione politica.
Se manipolare gli scandali sessuali e liquidare i processi definendoli persecuzioni politiche è facile, più diicile è convincere gli elettori che stanno bene quando non è vero. Molti italiani faticano ad arrivare alla ine del mese e, secondo alcuni sondaggi, cominciano ad avere la sensazione che non tutto è come appare. Finora non c’è nessuno in grado di contrastare Berlusconi, ma se l’economia continuerà ad arrancare, forse gli italiani cominceranno ad aprire gli occhi. Oppure continueranno a guardare incantati il reality show creato da Berlusconi.
Fonte: Internazionale, Alexander Stille – giornalista statunitense.
Il suo ultimo libro uscito in Italia è Nella terra degli infedeli (Garzanti 2007).
Possibly Related Posts:
- Dal partito di plastica biodegradabile affiora l’unico pezzo di plastica vero: Daniela Santadinonsochè
- Pare che il Partito Democratico abbia ritrovato unità d’intenti … aspettando Veltroni
- Walter Chiari – La storia siamo noi
- Le avventure di Pinocchio – Regia di Lefgarde con Silvio Berlusconi (2006)
- Mani Pulite – Documentario-inchiesta del 1997 sulle vicende di Tangentopoli































