“Braveheart” fu un successo al cinema, meno assai nelle facoltà di Storia: e oggi il regista e protagonista Mel Gibson ammette che, al contrario di quanto mostra l’agiografia hollywoodiana, William Wallace fu “un mostro”. L’eroe della Devolution scozzese e non solo “puzzava sempre di fumo: non faceva altro che bruciare villaggi, era quello che i vichinghi chiamano un ‘berserker’”, si pente Gibson, che ammette: “Lo abbiamo romanzato un po’, dovevamo cambiare l’equilibrio perchè uno doveva fare il buono e un altro il cattivo, è così che si raccontano le storie”.
Come riporta il quotidiano britannico The Times, gli storici non sono rimasti granché soddisfatti dall’outing revisionista del regista australiano: “La realtà sta fra i due estremi, e se vogliamo guardare a un comportamento incivile durante quel periodo Wallace non era certo l’unico a indulgervi, Edoardo I d’Inghilterra si comportava in modo uguale se non peggiore”, spiega Fiona Watson, dell’Università di Stirling.
Più che la presentazione della figura di Wallace a irritare gli accademici erano stati infatti diversi anacronismi: dalla storia d’amore fra “Braveheart” e la regina Isabella – che all’epoca aveva circa due anni, un po’ poco anche per la precoce epoca medievale – ai kilt, che verranno inventati solo tre secoli dopo.
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[...] E a proposito di avventure rivissute, tra gli ultimi titoli che ho acquistato c’è Braveheart, [...]