Al contrario dei tanti pavoncelli del governo e dell’opposizione che la trasmissione non l’hanno nemmeno vista , scatenando la guerra contro Santoro e Annozero, io quella puntata l’ho vista, l’ho seguita e non ho percepito nulla di tutto quello che è stato scritto in questi giorni contro Santoro e Annozero.
Presente in studio c’era un certo Enzo Boschi, pezzo grosso della protezione civile e presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia il quale molto platealmente ha dato regione a Santoro su diversi aspetti dell’organizzazione che ha lasciato parecchio a desiderare.
Santoro ci ha tenuto a ribadire che gli enti locali, preposti a creare le condizioni idonee per la gestione delle emergenze hanno fatto ben poco, mettendo così in difficolta le attività della Protezione Civile nell’allestimento dei campi di accoglienza. Questo è un male dei politici italiani che si occupano di terremoto solo dopo che è successo e mai prima. I campi vengono definiti solo sulla carta oppure identificati con qualche cartello nei comuni più fortunati, ma in realtà restano sforniti di tutti i servizi essenziali ( acqua, luce, gas) e siccome questo problema l’ing. Boschi lo conosce perfettamente non poteva non dar ragione a Santoro. Queste non sono certamente accuse alla protezione civile ! Se critiche ci sono state, sono venute dai terremotati e non dallo studio, se poi non si può neanche esprimere una critica siamo al pensiero unico di regime !!
Intanto leggiamoci questo bell’articolo a firma di Loris Mazzetti pubblicato su Articolo 21
In tv il terremoto è stato raccontato non solo dai telegiornali ma anche dalle trasmissioni di gossip, di cucina, persino all’interno delle televendite. Tutto è lecito pur di fare cronaca. Conduttori che lanciano auguri mentre i vigili del fuoco stanno recuperando due giovani sepolti da molte ore: “Resistete facciamo il tifo per voi”; c’è chi in diretta si altera perché viene chiuso il collegamento con un altro recupero: “Lasciatemi vedere come va a finire”; un padre disperato, che ha perso il figlio di ventun’anni, viene tenuto per mezz’ora di fronte alla telecamera a manifestare la sua disperazione: “Aiutateci, non lasciateci soli, non abbiamo più niente, non sappiamo dove andare”, alla figlia sopravvissuta, singhiozzante, una giornalista chiede: “In nome di suo fratello può dare un segnale di fiducia a tutte le persone”. La risposta della giovane donna all’inadeguata cronista è una lezione per tutti: “Un segnale di fiducia lo dovete dare voi…”. Mi dispiace scriverlo, mi auguro che non me ne vogliano quei bravi giornalisti che hanno svolto con grande serietà il loro compito, ma la sensazione è che ci sia stato un velato ordine di andare oltre alla cronaca, soprattutto nelle tv (per fortuna molti giornali hanno dimostrato di essere indipendenti), nei primi giorni si doveva mettere in risalto l’efficienza del governo, del presidente del Consiglio in particolare, perché anche la tragedia, a due mesi dal voto, può fare campagna elettorale.
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